Che fine ha fatto il leader dei Cinque Stelle? Se digiti “Conte” sulle agenzie di stampa escono una ventina di lanci, ma si sono rilasciati ad Antonio, l'allenatore del Napoli, non a Giuseppe, l'ex premier. Per fortuna dell'avvocato del popolo ci sono la Flotilla e Gaza, così all'Istituto Don Sturzo, dove era presente per i 50 anni dalla Conferenza di Helsinki, può rilasciare qualche dichiarazione, fingendo che lo scorso fine settimana nelle Marche non sia successo niente. In Finlandia nel 1975 l'Occidente calò le braghe di fronte a Mosca sui confini e forse non è un caso che il capo di M5S sia stato invitato.

Più delle sue banali riflessioni di politica estera («Nel piano di pace di Trump ci sono cose interessanti»; «Suggerisco agli equipaggi della Flotilla di non mettere a rischio la propria vita»; «Una moto unica sulla Palestina? Sì, se tutti sono d'accordo») a interessare, e contare qualcosa, sarebbero però i suoi ragionamenti di politica interna, dopo la disfatta del campo largo in quel di Ancona. «Dobbiamo prendere atto che la nostra proposta alternativa non ha convinto la maggioranza dei votanti»: il grillino si è limitato ad affidare a un'algida nota la versione stringata delle proprie riflessioni. E già quel “nostra” pare una concessione a Elly Schlein, visto che lui non avrebbe puntato come cavallo su Matteo Ricci; per l'inchiesta, perché è un piacione, perché è un ex renziano, perché è la quintessenza di quelli del Pd che Grillo chiamava “pidioti”. Tra quattro giorni in Calabria, se quel che si dice è vero, ci sarà la seconda caduta del campo largo, stavolta con un candidato del M5S, Pasquale Tridico.