Quando Giuseppe Conte era a Palazzo Chigi ha spiato, sì, ma "solo" Luca Casarini. Mai i giornalisti. Ha del clamoroso la confessione dell'ex premier, oggi leader del Movimento 5 Stelle, sulla vicenda Paragon. Parole che vorrebbero essere una autodifesa ma che finiscono per smontare punto per punto la propaganda del centrosinistra secondo cui i "mandanti" dei dossieraggi siano a destra.
"In uno Stato democratico, uno Stato di diritto, che il direttore di una testata e un suo giornalista vengano così intrusivamente spiati è assolutamente illegittimo. Il governo non può dire 'è finita qui'", incalza Conte in una intervista a Fanpage. Il tema è il suo coinvolgimento nella vicenda e quindi l'autorizzazione che diede per le intercettazioni nei confronti di Luca Casarini e di Beppe Caccia nell'ambito dell'Ong Mediterranea.
PARAGON, FIGURACCIA DELLA SINISTRA SULLE SPIATE
Sembra la trama di un giallo, di quelli scritti da Frederick Forsyth, il romanziere inglese, ex corrispondente della Bbc...
"Adesso che c'è la relazione del Copasir, quindi quello che era secretato è di pubblico dominio, mi sento sollevato dal vincolo di riservatezza". La richiesta, spiega, arrivò "verso la fine del 2019" dai servizi e lui la controfirmò, poi venne autorizzata dalla Procura generale della Corte d'Appello di Roma. "Alla base c'era un clima per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, che avvenisse o meno in piena conformità con i regolamenti e i trattati internazionali, e anche una Procura siciliana che stava indagando per eventuali fattispecie di reato".






