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Per il quarto giorno consecutivo martedì ci sono state grandi proteste nelle principali città del Marocco. I manifestanti, perlopiù giovani della cosiddetta generazione Z (nati fra il 1997 e il 2012), chiedono maggiori investimenti in scuole e ospedali, mentre il governo ha stanziato enormi fondi per infrastrutture per i prossimi Mondiali di calcio del 2030. Sono le proteste più grandi degli ultimi quindici anni: centinaia di persone sono state arrestate e ci sono stati anche alcuni episodi di violenza.
Le proteste sono iniziate sabato. Per ora non coinvolgono i partiti politici e non hanno un vero leader: sono nate da un gruppo chiamato “GENZ212” (212 è il prefisso internazionale del Marocco) che si è organizzato soprattutto sui social media, in particolare su TikTok e su Discord. Su quest’ultima piattaforma, usata soprattutto dagli appassionati di videogiochi, il gruppo martedì aveva 120mila membri. La mobilitazione online si è ispirata a quella che recentemente ha animato le proteste in Nepal, ma anche in Madagascar.
Le manifestazioni non sono solo a Rabat, la capitale (dove è attivo anche un altro gruppo, “Voce dei giovani marocchini”), ma in undici diverse città, fra cui Casablanca, Agadir e Oujda: la maggior parte dei cortei è stata pacifica, ma ci sono stati anche alcuni scontri con la polizia, auto incendiate e negozi saccheggiati. Gli arresti sono stati centinaia: nella maggior parte dei casi i manifestanti sono stati rilasciati dopo alcune ore, ma circa 70 dovranno rispondere di accuse di “atti violenti e proteste illegali”, punibili con il carcere.













