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Da fine settembre in diverse città del Marocco ci sono grandi proteste contro il governo. I manifestanti, per lo più giovani e studenti, contestano le ingenti spese programmate per organizzare i Mondiali di calcio maschili del 2030, e chiedono più investimenti pubblici in settori come la sanità e l’istruzione. Il governo non ha ancora risposto alle richieste dei manifestanti, ma nelle ultime settimane centinaia di loro sono state arrestate. I tribunali hanno già approvato condanne molto pesanti nei loro confronti, che fanno capire come le autorità stiano cercando di reprimere le proteste.

Il 15 ottobre un tribunale di Agadir, una città nel sud-ovest del Marocco, ha condannato 17 persone a diversi anni di carcere, qualcuno fino a 17, con l’accusa di avere provocato incidenti durante le proteste, come «l’incendio deliberato di veicoli appartenenti ad altri», «la distruzione di proprietà pubblica e privata» e «l’ostruzione di strade pubbliche» con le barricate.

Il governo marocchino non ha dato cifre ufficiali, ma alcune organizzazioni non governative hanno provato a fare i conti e a tenere traccia dei casi principali. Secondo Human Rights Watch la polizia ha arrestato quasi mille persone, e ha accusato almeno 270 di loro di crimini commessi durante le proteste. Tra queste ci sono anche 39 minori, che in alcuni casi sono ancora detenuti. Omar Arbib, dell’Associazione Marocchina dei Diritti Umani (AMDH) ha detto a Le Monde che i numeri sono ancora più alti: gli arrestati sarebbero circa 2mila, e quelli che sono stati accusati di crimini 900.