Grandi speranze per la fine della guerra, ma anche cautela e scetticismo: sono i due sentimenti contrastanti che si percepiscono tra i residenti di Gaza, dopo l'annuncio del piano Trump sul futuro dell'enclave martoriata.
La fiducia sembra comunque essere diventata prevalente, tanto che l'atteggiamento che si nota per le strade appare cambiato in modo radicale: la maggioranza crede che l'iniziativa americana, a prescindere dai contenuti, porrà fine a quasi due anni di ostilità. E cosa più importante, porrà fine alle uccisioni e alla fame quotidiane. Al contrario, c'è ancora chi pensa che le cose non funzioneranno, per diverse ragioni: Hamas potrebbe dire di no, oppure ci sarà un cessate il fuoco ma poi si riprenderà a combattere.
La questione principale del piano di Trump, secondo Razeq Hassan, è allontanare Hamas, e poi i gruppi militari formati da Israele come "Yasser Abu Shabab" governeranno su Gaza, mentre l'Anp e altre fazioni non avranno alcuna influenza nel futuro della Striscia. Quindi, sottolinea, "non biasimo Hamas se rifiuterà il piano".
Sahar Ramadan ritiene poi che Trump voglia evitare il riconoscimento a livello mondiale dello Stato di Palestina, così ha imposto questo piano per fermare il riconoscimento della Palestina. Quindi questo piano è dannoso per la causa palestinese.













