Ogni tanto riemerge, puntuale come un rito stanco, la vicenda delle cosiddette «flottiglie per Gaza». Una manciata di barche che salpano con clamore mediatico, presentandosi come missioni di aiuto umanitario, ma che in realtà non portano sollievo a nessuno. La verità è semplice: quelle navi non servono a curare ferite, a nutrire bambini o a proteggere civili. Servono solo a garantire qualche titolo di giornale, qualche passerella ideologica e una dose di visibilità a chi le organizza. Dietro la facciata umanitaria, si nasconde la propaganda. Ogni vela spiegata verso Gaza non è un gesto di solidarietà, ma una bandiera issata contro il buonsenso e la responsabilità internazionale. Chi partecipa a queste operazioni sa bene che Israele non permetterà mai la violazione del blocco navale, e che quelle imbarcazioni non raggiungeranno il loro obiettivo. Lo scopo non è arrivare a destinazione, bensì costruire una narrazione.