Pronti, partenza, via: inizia la stagione del tartufo bianco d’Alba. Da mezzanotte sarà consentita in tutto il Piemonte la raccolta del Tuber magnatum pico, il fungo ipogeo più pregiato e più ricercato, che impreziosirà le tavole dei buongustai fino al 31 gennaio, se l’inverno lo permetterà. Le condizioni climatiche finora sono state promettenti: le piogge sparse sia in primavera, sia a fine estate hanno garantito ai terreni un po’ più di umidità nelle fasi di germinazione e maturazione, offrendo un quadro decisamente migliore rispetto agli ultimi anni assai siccitosi. Ma, considerato come è andata nel 2024, nessuno si azzarda a sbilanciarsi con qualche previsione. L’anno scorso, infatti, a settembre e ottobre l’acqua non era affatto mancata, ma la stagione si è poi rivelata quanto mai avara di prodotto. «E nessuno, finora, è riuscito a dare una spiegazione valida a questo fenomeno - dice il presidente del Centro nazionale studi tartufo, Antonio Degiacomi -. C’è chi sostiene che le piante e i terreni fossero comunque in sofferenza, dopo due anni estremamente siccitosi come il 2022 e il 2023. Altri, invece, hanno dato la colpa all’eccesso di pioggia. Ci siamo trovati di fronte a condizioni climatiche nuove, che richiedono studi e approfondimenti per essere compresi. Per questo oggi tutti si guardano bene dal fare congetture». Un po’ di ottimismo, in realtà, si respira. «Il più grande nemico del tartufo - spiega il trifolau Agostino Aprile, presidente dell’Unione delle dieci associazioni tartufai del Piemonte - è la siccità estiva. Fortunatamente questo pericolo è stato almeno in parte scongiurato e ciò dovrebbe incidere positivamente sulla quantità, sulla qualità e speriamo anche sul costo del Tuber magnatum pico. L’anno scorso inizialmente ci eravamo illusi, poi abbiamo dovuto ricrederci. Per questo ora regna la cautela». E aggiunge: «Le temperature fresche di questi giorni per noi sono l’ideale, l’unica incognita è quell’ondata di caldo eccezionale registrata a luglio, che potrebbe aver danneggiato l’apparato radicale degli alberi». Dovrebbe giocare a favore anche lo spostamento in avanti del calendario di raccolta deciso dalla Regione, che anche quest’anno ha accolto le istanze pervenute dalla Consulta regionale del Tartufo e dal sistema tartuficolo piemontese. Sostiene Degiacomi: «Sarebbe molto importante tornare ad avere una stagione normale: l’anno scorso alcuni ristoranti hanno rinunciato ad avere il tartufo in carta per i prezzi troppo alti (erano arrivati a superare i 700 euro l’etto, ndr) e per la difficoltà oggettiva di reperire il prodotto. Non è stato un buon segnale, speriamo non ricapiti. Così come speriamo che non venga meno l’attenzione verso le tartufaie naturali e la cura dei boschi, uniche vere armi che abbiamo a disposizione per contrastare questo trend climatico avverso». Sul piano istituzionale, dopo aver stilato la Carta dell’attitudine dei suoli alla produzione tartuficola, la Regione Piemonte presenterà nelle prossime settimane la Carta delle potenzialità, ovvero un documento che dovrebbe indicare nei vari comuni e province le aree da preservare, in quanto favorevoli alla nascita dei tartufi. «Senza una tutela, il rischio che i boschi siano abbandonati a sé stessi o concessi per altri usi è concreto - dicono dal Centro studi -. Stanno aumentando le tartufaie private, ma la raccolta libera è un patrimonio di cultura e di tradizione che non possiamo disperdere». Tema che verrà affrontato anche dal disegno di legge nazionale che intende riscrivere le regole sulla ricerca, la coltivazione, la commercializzazione e la tutela del tartufo. Il pressing dei trifolau piemontesi per cercare di modificare il testo, tutelando maggiormente l’attività dei liberi cercatori, ha generato una serie di emendamenti che ora dovranno essere vagliati dalla commissione in Senato. I tempi non saranno brevi, se ne parlerà probabilmente a stagione già conclusa.
Da mezzanotte il via alla raccolta nei boschi: ecco la nuova stagione del Tartufo bianco d’Alba
Il presidente del Centro studi Degiacomi: “Ritorno alla normalità dopo le difficoltà (e i prezzi) dell’anno scorso”








