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Mentre riceveva il trofeo dei Mondiali di pallavolo Simone Giannelli, capitano dell’Italia, indossava la maglietta di Daniele Lavia, lo schiacciatore rimasto a casa per un infortunio subìto pochi giorni prima dell’inizio del torneo. Anche nel momento della premiazione, ha fatto capire perché è considerato il leader indiscusso della Nazionale che ha appena vinto il suo secondo Mondiale di fila, non solo per le sue eccezionali doti di palleggiatore ma anche per come tiene unita la squadra.

Dagli ottavi di finale in poi, da quando cioè sono cominciate le partite a eliminazione diretta, Giannelli ha alzato il livello del suo gioco, e non a caso tutta la squadra è migliorata. Contro Argentina, Belgio e soprattutto Polonia in semifinale, l’Italia non ha perso nemmeno un set, e anche in finale contro la Bulgaria ha vinto in modo molto netto (pur perdendo il terzo set).

Non c’è stato quasi mai, nelle partite dell’Italia, un giocatore che ha dovuto sobbarcarsi la maggior parte del gioco offensivo: Giannelli ha saputo coinvolgere sempre tutti i suoi attaccanti ed è riuscito a farli rendere al meglio, che è poi una delle cose principali richieste a un palleggiatore (o alzatore), colui che gestisce il gioco della squadra decidendo, in quasi ogni azione, chi far attaccare (alzandogli, appunto, la palla).