di

Pierfrancesco Catucci

Quando c’è da alzare il livello l'opposto monzese non ha mai voglia di giocare a nascondino

Subito dopo l’ottavo di finale contro l’Argentina, disse che avrebbe voluto prendersi la rivincita col Belgio. Accontentato e rivincita presa. Subito dopo il successo col Belgio, disse che avrebbe voluto la Polonia per interrompere la loro scia positiva con l’Italia. Accontentato e striscia interrotta. Quando c’è da alzare il livello, Yuri Romanò non ha mai voglia di giocare a nascondino. È lui il trascinatore – in una gara in cui tutti hanno giocato alla perfezione – dell’Italia nel 3-0 alla Polonia che vale la seconda finale Mondiale consecutiva: 15 punti con un ace e due muri che riportano l’Italia sul podio iridato tre anni dopo l’ultima volta. Alla fine neanche lui, solitamente riservato, riesce a trattenere la gioia: «Un’altra finale da giocare, è un’emozione incredibile. Siamo stati davvero bravi tutti, dal primo all’ultimo. Siamo un grande gruppo. Adesso ci riposiamo un po'. Domani ce la godiamo. Abbiamo dimostrato ancora una volta di essere concentrati al massimo, come successo nelle partite contro Argentina e Belgio. Stasera in tutti i set siamo stati sotto nel punteggio e senza dirci nemmeno troppe parole siamo rimasti lì, uniti, cattivi e con la giusta mentalità fino a riprenderli sempre. È stata davvero una gran prestazione».