La riconsegna degli ostaggi israeliani entro tre giorni, Donald Trump e Tony Blair garanti di un “board of peace”, una amnistia per chi – dentro Hamas – accetterà di deporre le armi, la sicurezza della Striscia di Gaza che resterà ancora in mano allo Stato di Israele in tutto il periodo di transizione. Sono alcuni dei 20 punti del piano elaborato dagli Stati Uniti e accettato da Benjamin Netanyahu durante la sua visita alla Casa Bianca. Un piano chiamato per la “pace eterna“, come ha detto Trump, con una generosità di retorica che finisce per suonare beffarda e poco nobile dopo le migliaia di morti civili dal 7 ottobre a oggi, anzi – senza tema di smentita – domani. La popolazione di Gaza “ha già sofferto abbastanza” è l’espressione scelta al punto 2, di nuovo con un linguaggio stridente con la drammatica realtà nella Striscia, nella tenaglia dei bombardamenti e della fame.

Eccoli i 20 punti concordati da Trump e Netanyahu, su cui Hamas al momento ha già opposto il suo no per la presenza di Blair come garante oltre che per la gestione del territorio che resterebbe a Israele.

1. Gaza sarà una zona deradicalizzata e libera dal terrorismo che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini.