Le quarantasei imbarcazioni della Global Sumud Flotilla continuano la loro rotta verso Gaza. Dopo giorni di navigazione seguiti a distanza dalla fregata Alpino della Marina italiana, nelle prossime ore il convoglio entrerà nell’area considerata a rischio, la cosiddetta “zona di intercettazione”, che gli attivisti prevedono di raggiungere mercoledì. A quel punto l’unità militare italiana lancerà l’ultimo alert e non seguirà oltre, lasciando la missione senza protezione. A bordo delle navi prevale la determinazione ad andare avanti. Ma cresce il timore per possibili attacchi nelle ore notturne, dopo che nei giorni scorsi diversi droni hanno sorvolato o colpito alcune imbarcazioni.
Il rischio è che l’avvicinamento alle coste della Striscia, senza più copertura navale, trasformi la missione in un braccio di ferro con Tel Aviv. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, dopo aver incontrato alcuni rappresentanti del movimento, a Cinque minuti ribadisce: “Siamo preoccupati, visto anche l’incidente di anni fa in cui morirono dieci turchi. Con un numero così elevato di navi cresce il rischio di incidenti. Metterei la firma se si trattasse soltanto di arresti, senza conseguenze peggiori”. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani insiste sulla linea della cautela: “Ho chiesto all’omologo israeliano che venga garantita la sicurezza degli italiani, che non ci siano azioni violente in caso di intervento”. Ma aggiunge: “Quando si forza un blocco, i rischi ci sono. Lo abbiamo detto chiaramente a tutti i partecipanti”. E ancora: “Dicono che non basta quello che facciamo, ma noi abbiamo fatto tutto ciò che è possibile. Non possiamo certamente mandare la Marina militare a forzare il blocco di Israele. Dobbiamo preoccuparci anche della sicurezza dei nostri marinai”.










