Le quarantasei barche della Global Sumud Flotilla proseguono la loro rotta verso Gaza avvicinandosi sempre più alle acque a rischio, ossia alla cosiddetta zona di intercettazione, che gli attivisti prevedono di raggiungere mercoledì.
Quando si troveranno tra le cento e le centoventi miglia nautiche di distanza dalle coste della Striscia le imbarcazioni verranno avvertite da un alert della nave della Marina militare italiana che negli ultimi giorni le sta seguendo a distanza.
La fregata Alpino non supererà, infatti, quel limite e da quel momento in poi la flotta della missione sarà senza 'protezione'. Tra le diverse anime a bordo resta la convinzione di voler andare avanti. "Ci troviamo a 300 miglia da Gaza, mercoledì saremo nella zona di intercettazione e giovedì arriveremo. La missione è diretta alla Striscia: è l'unico modo per aprire un canale umanitario permanente. Non è mai stata presa in considerazione l'ipotesi di fermarci a Cipro o di altri cambiamenti della rotta. Ognuno, ovviamente, è libero di sbarcare" taglia corto Tony La Piccirella, uno degli italiani imbarcati.
E incalza: "Per la legge internazionale non ci sono rischi. Qualsiasi pericolo è legato alla violenza israeliana a cui i governi permettono ancora di andare oltre la normativa internazionale".













