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Nella notte tra martedì e mercoledì 44 barche della Global Sumud Flotilla, con a bordo diverse centinaia di persone, entreranno in quella che gli organizzatori definiscono la “zona ad alto rischio”, ossia il tratto di mare in cui le precedenti missioni simili (recenti e non) erano state intercettate e bloccate da Israele. Le barche sono all’altezza del Cairo, la capitale dell’Egitto, a circa 145 miglia nautiche (268 chilometri) dalla Striscia di Gaza. La “zona ad alto rischio” inizia indicativamente dalle 100 miglia nautiche dalla costa. Lì le barche saranno ancora ampiamente in acque internazionali, che arrivano fino a 12 miglia nautiche dalla costa (circa 20 chilometri).

L’iniziativa della Global Sumud Flotilla ha un significato principalmente politico: vuole provare a rompere il blocco navale che Israele impone alla Striscia di Gaza dal 2009, e far arrivare cibo e altri beni essenziali alla popolazione palestinese. Dall’inizio della guerra, ottobre del 2023, il blocco è diventato uno dei molti modi con cui Israele controlla, nega o ostacola la consegna di qualsiasi bene ai palestinesi della Striscia.

In passato Israele ha sempre bloccato tutte le navi che hanno provato a forzare il blocco, in un caso anche uccidendo alcuni degli attivisti che erano a bordo. Ha detto che intende bloccarle anche questa volta, senza dire come. Finora non aveva mai dovuto confrontarsi con una flotta tanto numerosa. Nelle ultime settimane varie barche della Flotilla sono state attaccate mentre erano ferme in porti tunisini o greci, con ogni probabilità con dei droni. Gli organizzatori hanno accusato Israele di volerli sabotare.