La prima grande lite andata in onda sulla tv italiana di cui abbia ricordi riguardava il Grande Fratello. È del resto un momento stampato nella memoria di molti: il 22 maggio 2001 la prima edizione del reality vinse il Telegatto (per i gen Alpha all'ascolto: i Telegatti erano gli Emmy nostrani targati Tv Sorrisi & Canzoni) nella categoria Cultura e costume, scatenando le ire di Alessandro Cecchi Paone, che intervenne furente perché quel programma erano stato appaiato nella stessa categoria della sua La macchina del tempo e di Superquark di Piero Angela. “Con tutta la fatica che facciamo a portare la cultura il televisione”, urlava lui applaudendo sarcastico. Poiché il tubo catodico è anche una grande ruota (del criceto), lo stesso Cecchi Paone è finito a fare il concorrente di diversi reality, GF compreso, e ancora più paradossalmente a essere uno dei testimoni intervistati in Grande Fratello: L'inizio, prezioso documentario in streaming su Mediaset Infinity per celebrare i 25 anni dal debutto dello show che ha cambiato il volto della televisione italiana.L'inizio è un documentario prezioso, dicevamo, non solo per la sua fattura tecnica - un montaggio efficace ed emotivo, ma anche completista e chiaroscurale, con immagini di repertorio e interviste ai protagonisti; ma anche perché a distanza di un quarto di secolo cerca finalmente di fare il punto sulla portata epocale che lo sbarco del format Big Brother ha avuto nel nostro quadro mediatico e, se vogliamo, più genericamente culturale. Questi decenni di reality, tutti quelli che sono nati dopo ma compresa anche la deriva a dir poco triviale dello stesso GF, hanno irrimediabilmente avvelenato la nostra percezione del genere, che oggi è ridotto a una via di mezzo tra postribolo voyeuristico e malconcio ufficio di ricollocamento di personaggi semi-famosi. Oggi siamo tutti più o meno concordi che il tv della realtà, fatta con persone più o meno comuni, si è incancrenita tanto da diventare un panem et circenses piuttosto desolante, un oppio dei popoli che offre intrattenimento a basso consumo intellettuale (per gli spettatori) e a basso budget (per le emittenti). Neanche gli ascolti ripagano più questa formula condita di scandali, amorazzi, vite private esplose e sbandierate, dinamiche da branco spesso e volentieri impazzito.Un viaggio nel tempoMa questo documentario ci permette di tornare con la memoria a quel 14 settembre 2000, sera in cui per la prima volta il Grande Fratello accende le telecamere sulla casa più spiata dello schermo, dopo primi esperimenti passati in Olanda - dove il format è nato grazie a John De Mol e la sua Endemol - e in Spagna - anche lì per mano di Mediaset. All'inizio sembrava che nessuno volesse comprare e tantomeno vedere un programma in cui dei perfetti sconosciuti si annoiavano 24 ore su 24. Gli ascolti di quella prima puntata furono in effetti deludenti, tuttavia, come dice nello stesso documentario Daria Bignardi (giornalista scelta per condurre quell'esordio per via della sua allure intellettuale e per la sua lente antropologica), “fu una bomba che ci esplose in mano”. Il daytime che seguiva le vicende dei concorrenti giorno per giorno faceva ascolti da prima serata, la prima serata andava dal 40 al 60% di share (numeri da Sanremo, anzi da Nazionale di calcio), persino i nascenti provider di Internet - come Jumpy, sempre proprietà di Mediaset - venivano intasati da chi voleva votare, vedere, commentare. E poi giornali, imitazioni, tentativi di irruzione, discussioni in famiglia, feste popolari, statuine del presepe: un fenomeno totalizzante.Il Grande Fratello era ovunque, così come ovunque erano i suoi protagonisti. Chi all'epoca era di fronte allo schermo può sciorinare a memoria i nomi dei dieci primissimi concorrenti, senza esitazione, quasi fossero i sette re di Roma o i colori dell'arcobaleno: Francesca, Roberta, Lorenzo, Sergio, Marina, Maria Antonietta, Rocco, Salvo, Pietro, Cristina (elencati, spero i più avvezzi lo notino, in ordine di eliminazione). Tutti tra i 25 e i 35 anni, giovani rappresentanti di un'Italia dalla varia umanità, tutti con la voglia di fuggire da una realtà più o meno stringente, erano anche pionieri veri e propri, disposti a farsi cavie di un meccanismo televisivo di cui non sapevano nulla, di cui quasi nessuno sapeva nulla. Nulla, soprattutto, si sapeva delle sue conseguenze: questi dieci sono entrati perfetti sconosciuti e ne sono usciti star assolute, inseguiti e idolatrati per strada, ricercati da agenti e promoter, strapagati (fino a 40 milioni di lire) per serate in discoteca o per i trenini di Buona Domenica.La conduttrice della prima edizione Daria Bignardi con Pietro Taricone e la Miss Italia 2000, Tania ZamparoAlberto Pizzoli/Sygma viaGetty ImagesI volti e le storie del Grande FratelloQuegli stessi protagonisti ora ritornano sui propri passi e si raccontano nel doc in maniera molto candida. Quasi tutti, almeno: Roberta Beta e Sergio Volpini non hanno partecipato alle interviste, Rocco Casalino ha preso la via della politica; Pietro Taricone, forse colui che più di tutti era riuscito a convertire la fama improvvisa in un carisma poliedrico e irresistibile, destinato a un successo che forse avremmo fatto fatica a catalogare, è invece prematuramente morto nel giugno 2010 per un incidente in paracadute (i momenti in cui lo si ricorda sono forse i più autentici e commoventi di tutta questa produzione). Tra gli altri c'è chi è rimasto solo un nome, come Maria Antonietta e Salvo, anzi “Maria Antonietta del Grande Fratello” e “Salvo del Grande Fratello”, in una specie di blasone catodico; chi, come Cristina Plevani, ha fatto la storia come prima vincitrice, prima di scomparire di nuovo nel nulla salvo una partecipazione recente (e un'altra vittoria) all'Isola dei famosi; altri ancora sono diventati un epiteto, come la “gatta morte” Marina La Rosa, che qui dimostra di decostruire tutti i pregiudizi con la stessa lucidità che dimostrava già allora.Oltre ai concorrenti si intervistano produttori, autori, responsabili dei casting. Ogni impallinato di tv non può che fremire per questo accesso senza sconti al dietro le quinte: sentire parole come “l'acquario” o “carrello delle telecamere” ha un potere quasi orgastico. Ancora di più è vedere inanellata una serie di riflessioni che ribadiscono come il primo Grande Fratello sia stato uno spartiacque senza precedenti, una specie di diluvio universale che ha fatto ripartire da zero la tv italiana. Le critiche che all'epoca colpivano il programma, ancora prima che iniziasse (sempre red flag di polemiche pretestuose), erano trasversali e feroci, mettendo insieme antropologi e cardinali, vecchi presentatori e nuove starlette, tutti spaventati che le cose cambiassero troppo repentinamente. E le cose, poi, sono cambiate davvero.Guardare Grande Fratello: L'inizio è un meraviglioso viaggio nell'archeologia televisiva. Con i tempi accelerati di oggi, 25 anni sono già svariate ere geologiche. Quel reality ha aperto la strada a molto di ciò che sarebbe venuto in seguito: il culto della personalità, l'esaltazione della “normalità”, la democrazia direttissima (anche nota come televoto), la convinzione che il mezzo di comunicazione fosse più importante del contenuto, per non parlare neanche della forma, e ancora la sensazione che il talento sia una costruzione a posteriori più che un merito a priori. I concorrenti di allora erano del resto gli influencer di oggi, senza però unboxing e beauty routine.Ma chi demonizza quel primo Grande Fratello come i cancelli dell'Inferno che hanno rovesciato su di noi l'Apocalisse, ha sia ragione sia torto. E il documentario lo mostra benissimo: il Grande Fratello è un linguaggio - complesso, iper-prodotto, ma anche spontaneo, imprevedibile, dirompente - che poi è stato piegato per esprime spesso e volentieri il vuoto. “Dopo noi la televisione è solo uguale a noi”, si sente dire a Taricone a un certo punto, a conferma che non era solo un concorrente senza talento, ma una personalità acutissima, frutto di un casting altrettanto assennato. Quelle persone in tv non le avevamo mai viste (e probabilmente non le abbiamo viste più, in seguito). Oggi 29 settembre, 68mila ore di diretta dopo, il Grande Fratello torna in onda sotto l'egida di Simona Ventura e la promessa di riportare tutto alle origini. Cioè a quel 14 settembre di 25 anni fa. Quando tutto è cambiato, ma noi non avevamo abbastanza strumenti per decifrarlo. Ora, è tempo forse di guarde indietro con laicità e obiettività, per correggere magari qualche rotta.
Il documentario sul primo Grande Fratello ci mostra l'ultima vera rivoluzione della nostra tv
A 25 anni dalla prima edizione italiana del format un racconto onesto e sfaccettato di come la televisione è cambiata per sempre













