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Salvatore Riggio

L'allenatore del Napoli ha analizzato la partita con il Milan insieme con la squadra, ha spiegato i motivi dei cambi. Così ha risolto la questione De Bruyne

Antonio Conte richiama De Bruyne in panchina, succede per la seconda volta. E se a casa sua, col City, il belga ha mantenuto la calma, domenica sera a San Siro ha lasciato il campo stizzito e senza dare il cinque al suo allenatore. Il Napoli ha perso col Milan (ma perdeva anche prima della sua sostituzione) e la lettura attenta e onesta della partita dice che De Bruyne fino a quel momento non era certo stato l'uomo in più della squadra di Conte. Rigore impeccabile, certo. Maignan spiazzato, ma per un fuoriclasse del suo livello il penalty è (quasi) una formalità.

Conte è un generale, nel bene e nel male, non va per il sottile. Con le parole, i gesti e soprattutto con i metodi di allenamento. Piaccia o meno: «Se devo morire, lo faccio con le mie idee» ha detto nell'intervista rilasciata a Sette nell'occasione della presentazione del suo libro («Il metodo Conte»), ed è questo un po' il manifesto della sua carriera di allenatore. Negli anni ha dimostrato che nel suo spogliatoio non ci sono primi della classe a prescindere. Ha vinto, e qualche volta perso, così.