Nessun tocchi le sostituzioni. Se c’è una cosa che Antonio Conte proprio non tollera, sono le discussioni che si generano dalle sue decisioni in partita. Tradotto: chi si lamenta per un cambio, con me non può farlo. Il mestiere dell’allenatore è fatto di scelte e il dubbio che si può insinuare di fronte alla massima scritta poco prima è che l’allenatore non voglia essere messo in discussione dai suoi giocatori. Tradotto, si potrebbe pensare a una forma di lesa maestà che in realtà non è parte della psicologia dell’allenatore: è il gruppo a essere sovrano, Conte l’ha sempre detto. Ma la sovranità del gruppo sta anche nel saper sopportare un cambio, pure quando si vorrebbe restare in campo. L’episodio, l’ultimo in ordine cronologico, non riguarda un calciatore qualsiasi. Ma Kevin De Bruyne. “Se ce l’aveva per il cambio, ha proprio sbagliato persona” ha detto Conte nel post partita di Milan-Napoli. E ora la situazione è tutta da capire.
Piccola premessa: il belga era già stato sostituito all’Etihad nella partita di Champions League contro il Manchester City. Il ‘suo’ Manchester City. Ha giocato pochissimo: poco più di 20’. Poi, è stato sacrificato per sopperire all’espulsione rimediata da Di Lorenzo. Sguardo impassibile del centrocampista, che si è accomodato in panchina. Ma di certo quella sostituzione, in quella partita, ha fatto male. Forse anche di più rispetto a quella di ieri contro i rossoneri, quando la squadra in svantaggio cercava (poi inutilmente) di raggiungere il pareggio dopo il 2-1 siglato proprio da De Bruyne su rigore. Lì, lo sguardo era davvero corrucciato, tanto che i dubbi sul fatto che ce l’avesse con il cambio sono stati, da subito, molto pochi. A fine gara, il giocatore è rimasto in silenzio; Conte invece è stato esplicito. Non è nemmeno la prima volta che gli capita.










