Le sfilate di Milano/5Al debutto dei due marchi Dario Vitale e Louise Trotter. I fantastici anni Venti rivivono da Ferragamo. Fluidità scultorea per Ferrari, Luisa Spagnoli ricorda che gli abiti devono donare, artigianalità in primo piano per Scervinodi Angelo Flaccavento29 settembre 20253' di lettura3' di letturaLa moda che si sta vedendo in questi giorni a Milano segue le urgenze opposte della semplificazione che chiarisce e dell’accumulo che rassicura, dell’univocità e della molteplicità. Sono strade entrambe valide, in questi tempi scombussolanti.Ferrari, la collezione PE 26Photogallery5 fotoDa Ferrari, Rocco Iannone lavora in riduzione: sottrae il superfluo, così come la pressione di un qualsivoglia rimando automobilistico, per concentrarsi sulla forma e sulla materia. Ad eccezione di un rosso ossidato, fa a meno persino del colore, perché lascia tutto nella tinta naturale della stoffa o della pelle, con una preponderanza di note di bianco. Fluida nella resa, scultorea nella costruzione, la prova convince per risolutezza e intento.Anche Maximilian Davis di Ferragamo è un purista. Una delle sue ossessioni stilistiche sono gli anni Venti, tanto per comprensibile predilezione estetica - ancora oggi, sono la decade della modernità lineare - quanto per osservanza alla storia del marchio, che vede in quegli anni l’apogeo del fondatore. La visione della stagione si anima nel chiostro dell’hotel Portrait, già arcivescovado, ed è sincopata come un motivo jazz: si apre con smoking e abiti flapper, passa per grafismi ritmici e termina in vernice nera. Manca una narrazione stringente, ma i capi, in quanto oggetti da indossare, sono di spessore e valore.L’esordio di Dario Vitale da Versace, invece, è dionisiaco, sregolato, eclettico: un mismatch di temi d’archivio dal piglio affatto personale, portato in vita da corpi non più olimpici e divini, ma terreni se non proprio terragni. Il piano sembra essere quello di estrarre lo spirito mutando audience, collegando il marchio a coloro che probabilmente lo hanno sempre amato, ma non hanno mai osato indossarlo. È una operazione coraggiosa, a tratti sovraccarica, che divide il pubblico ma che evidenzia fin da subito l’impavido temperamento autoriale di Vitale.Ermanno Scervino, la collezione PE 26Photogallery19 fotoErmanno Scervino porta in passerella non uno, ma molteplici caratteri femminili, convinto che la pluralità sia una forza, non una debolezza. L’equilibrio di maschile e femminile, di tailoring asciutto e flou spumeggiante è tratto duraturo dell’identità del marchio, rifratto questa stagione in una varietà di sfumature, tutte romantiche, tutte accomunate dalla ricerca sulla materia e sulla fattura eccellente.