Dopo la lunga esperienza in Valentino e la direzione creativa di Dior, dove è stata la prima donna a ricoprire quel ruolo, la stilista romana ricomincia da Fendi, dove ha iniziato

di Silvia Schirinzi

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Il mese delle sfilate appena concluso doveva essere il grande reset che la moda aspettava, ma la sensazione è che non ci sia stato chissà quale scossone. Al contrario, l’argomento di cui più si è parlato è stato il livello della discussione sulla moda, in particolare sui social, con molte figure di spicco dell’industria, come Alessandro Michele, Pierpaolo Piccioli ed Edward Buchanan, che si sono esposte nel definire eccessivi e spesso fuori luogo i pettegolezzi intorno ai cambi di direzione nei marchi e i commenti sui debutti, spesso sconfinati nell’insulto gratuito. “La moda è diventata pop, ma il livello della conversazione si è tragicamente abbassato", con le parole di Michele. Una riflessione condivisibile, tanto più in un momento in cui nessuno sembra sfuggire al vituperio online: è vero che l’industria ancora fatica a comprendere il linguaggio di internet, ma il fenomeno non è certo nuovo. E se c’è una stilista che di offese gratuite, sfottò anche spiacevoli e critiche dure ne ha subite più degli altri, quella è stata sicuramente Maria Grazia Chiuri. Una designer con un bagaglio di esperienze che ha pochi eguali tra i colleghi, la prima donna a dirigere Dior, dove è arrivata nel 2016, e una professionista che ha più volte dimostrato di avere il polso tanto del mercato quanto dello Zeitgeist, ma che nonostante tutto è stata spesso svilita.