La stilista appena nominata nuova direttrice creativa di Fendi, torna nella maison che l’ha formata e nella sua città d’origine, l’amata Roma
di Alessandra Paolini
Il rientro a casa di Maria Grazia, la romana. Perché quello tra Chiuri e la Città eterna è uno di quegli amori che non finiscono. Quelli alla Venditti, per capirsi: che Fanno dei giri immensi e poi ritornano. Anche se a dirla tutta nei nove anni a Parigi, come direttrice creativa per Dior, più che una parisienne “Mi sono sentita una pendolare”, ha raccontato la stilista pronta da oggi a ricominciare una nuova avventura come direttrice creativa di Fendi. Maison che l’aveva vista negli anni Novanta, insieme a Pierpaolo Piccioli - sotto la supervisione di Silvia Venturina Fendi - prendere parte all’epopea della Baguette. La mini bag da infilare sotto al braccio. Talmente cult che persino Carrie Bradshaw di Sex and the city considerava “Imprescindibile”.
Borsette, tulipani e manifestazioni
Nata a Roma Nord, (ma molto nord) sulla Cassia, sessantuno anni, segno dell’acquario, due figli e un marito camiciaio conosciuto in vacanza in Sardegna, Maria Grazia Chiuri sin da ragazzina ha avuto una passione per catene e bisacce (portate anche agli onori della passerella). “Quando uscivo da scuola, spesso, con le mie amiche andavo in via Sannio (per chi non lo sapesse un grande mercato di abiti usati a un passo dalla Basilica di San Giovanni) e compravamo i manici tondi di bambù per poi fare le borse di tela. E le giacche militari da ricamare o per applicarci sopra tulipani in stile patchwork”. Siamo negli anni Settanta, Maria Grazia come tanti adolescenti di allora subisce gli ultimi strascichi romantici dei Figli dei Fiori, sebbene Roma stia andando dritta verso le lotte studentesche del ’77: e una tolfa a tracolla o una busta di Gucci con gli stivali di Cervone raccontavano più di ogni altra cosa come la pensavi. In nome di uno scellerato credo politico, per le strade, tra ragazzi si sparava. È proprio in quegli anni che germogliano i primi semi di un femminismo che la stilista coltiverà nella carriera (pungolata anche dalla figlia Rachele) scegliendo come compagne di lavoro tante artiste donne. Una voglia di sorellanza e lotta per i diritti, sancita anche dalle sue magliette manifesto We Should All Be Feminists. “Mia madre aveva paura, a quei tempi se andavo alle manifestazioni”, ha raccontato “ma io di nascosto mi aggregavo lo stesso”. E c’è da capirla… l’uccisione di Giorgina Masi è stato l’incubo notturno di tutte le mamme dell’epoca.









