«L’ingegneria dei tessuti è in giro da trent’anni, ma solo ora, grazie all’intelligenza artificiale, abbiamo davvero nuove possibilità». Questa è la storia di un giovane bioingegnere italiano che a New York prova a spingersi dove la medicina non è mai arrivata. L’ambizione è altissima: sviluppare una tecnologia per produrre tessuti per il sistema nervoso centrale - dal cervello ai nervi, fino alla spina dorsale - per restituire funzionalità a organi che l’hanno persa.
«È come costruire con i Lego: immagina blocchetti pronti a sostituire tessuti danneggiati».
Lui è Fabio Boniolo, ha soli 31 anni, è a capo del dipartimento di biologia computazionale in una startup biotech che in questo momento è in “modalità stealth”, ossia opera “fuori dai radar” quasi in segreto, limitando la divulgazione mentre avanzano gli esperimenti.
Ricercatore oncologico ad Harvard, Boniolo ha lasciato tutto per entrare nel team dei soci fondatori della startup. La missione è sviluppare una tecnologia capace di produrre tessuto in tre dimensioni, molto vicino all’originale. «Non è solo ricerca: avere una tecnologia che ci permetta di produrre tessuti di tipo diverso, cerebrale, muscolare, cardiaco significa essere tra i primi a vedere ciò che nessuno ha mai visto».







