(di Adam Hanzelewicz) Dalla paura di una diagnosi oncologica da bambino agli ecosistemi dell'innovazione della Silicon Valley, per tornare a investire sul proprio territorio con una startup biotech e mantenere una promessa fatta a sé stesso: dare speranza a chi la sta perdendo.

È il percorso di Antonio Zancocchia, 38 anni, ricercatore abruzzese e amministratore delegato di un'azienda attiva nella medicina rigenerativa con sede legale a Giulianova, in provincia di Teramo.

"A sette anni - racconta all'ANSA - ero in un letto d'ospedale con il sospetto di leucemia acuta.

Anni dopo si è scoperto che si trattava di una reazione allergica rarissima a farmaci. Da lì mi sono chiesto: perché accade questo? Perché la medicina non è ancora abbastanza precisa da capire prima cosa sta succedendo all'interno dell'organismo?". Un'esperienza che, spiega, "non è diventata una scelta di carriera, ma una missione: rendere le terapie più precise e sicure".

Il risultato più rilevante della società riguarda una tecnologia proprietaria di stabilizzazione liposomiale del bFGF (basic Fibroblast Growth Factor), proteina con potenziale rigenerativo, ma limitata da problemi di stabilità. "Siamo passati - spiega - da poche settimane a oltre 20 mesi: un salto che può rendere queste molecole utilizzabili su scala industriale". Le applicazioni ipotizzate vanno dall'ambito farmaceutico alla cosmeceutica avanzata.