Se dovessi indicare una pietra miliare della mia carriera nel mondo della robotica, tornerei ai primi anni 2000 quando, rientrato dopo due anni al MIT negli Stati Uniti, riuscii insieme a Giulio Sandini a ottenere i finanziamenti per costruire un piccolo umanoide che potesse diventare un riferimento per la comunità internazionale dei robotici. Lo chiamammo iCub e, in quel momento, sembrava quasi fantascienza.
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iCub non era solo un robot, ma una piattaforma aperta e di lungo periodo. Il suo obiettivo era studiare l’apprendimento attraverso l’interazione tra il robot e l’ambiente e l’interazione umano-robot, ispirando al tempo stesso una nuova generazione di robotici. Le potenziali applicazioni spaziavano dall’industria al supporto delle persone nella vita quotidiana. In quegli stessi anni nasceva a Genova l’Istituto Italiano di Tecnologia, sotto la guida di Roberto Cingolani, e iCub ne diventava rapidamente l’icona.
La storia di iCub non è però solo quella di un robot, ma soprattutto delle persone che ha formato alla ricerca, alla tecnologia e al business. Negli anni, la robotica IIT è cresciuta diventando un terreno fertile per talenti che oggi portano avanti quella visione in tutto il mondo.






