Un laboratorio tecnologico, un banco con microscopi e fibre ottiche, automi di silicone che si attivano da soli, come animati da un impulso invisibile. Potrebbe sembrare un romanzo fantascientifico dello scrittore Isaac Asimov, invece accade davvero negli Stati Uniti, dove Sun Ryun Shin, professore di bioingegneria al Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering dell’Università di Harvard, e il suo team stanno dando vita a robot che si muovono grazie a muscoli umani. Non si tratta, beninteso, di dispositivi antropomorfi, ma di strutture grandi pochi millimetri, a forma di strisce, anelli, alette o lamelle. Un passo avanti comunque rilevante perché apre le porte alla biohybrid robotics, disciplina che integra biologia e ingegneria con l’obiettivo di costruire macchine in parte organiche.

Come si costruiscono i prototipi

Il progetto, pubblicato di recente sull’International Journal of Extreme Manufacturing, si è articolato in più fasi. Anzitutto, gli scienziati hanno prelevato cellule muscolari scheletriche umane, coltivandole in laboratorio fino a ottenere piccoli fasci di tessuto. Nel frattempo, hanno creato, grazie alla stampa 3D, telai biocompatibili in idrogel, un materiale ricco d’acqua che imita la consistenza del muscolo reale, e ne hanno modellato la superficie con micro-solchi orientati.