di
Paolo Lorenzi
Lo spagnolo della Ducati eguaglia il record di trionfi del Dottore, idolo del Marc bambino. Poi nel 2015 i duelli in pista, le stoccate, e la celebre resa dei conti in Malesia, che segna un prima e un dopo nella storia del Motomondiale
Pilota dai numeri stellari (9 titoli, 99 vittorie in tutte le classi, 165 podi, 102 pole position), fenomeno indiscusso, Marc Marquez ha segnato gli ultimi tredici anni di storia della MotoGp. Talento precoce, il più grande di quest’era del Motomondiale, ha vinto il primo iride a 17 anni in 125, seguito da quello in 250 due stagioni dopo. Poi nella classe regina ha trionfato subito al debutto nel 2013, appena ventenne. E da lì non ha più smesso di stupire, ripetendosi altre cinque volte fino al 2019. Il settimo titolo ottenuto a Motegi, sommato ai due nella classi minori (quelli che Liberty Media vorrebbe sminuire, per tutti), lo porta a pareggiare i conti con il suo rivale storico, Valentino Rossi.
Marquez contro Valentino Rossi, come inizia la rivalità Rapporto infuocato a dir poco il loro, iniziato sotto il segno di una devota ammirazione verso l’idolo di cui Marc teneva il poster appeso in camera e finito in una vera e propria rissa agonistica e verbale. E tutto nell’arco di una stagione, il 2015, di cui cade il decennale. Il primo episodio, la crepa destinata ad allargarsi, accadde in Argentina; gara vinta da Rossi dopo un contatto con Marquez, finito a terra. Senza polemiche Marc accettò il verdetto della corsa: «Così sono le gare, da Vale s’impara sempre», frase sibillina riletta col senno di poi. Il secondo episodio risale al Gran premio d’Olanda. Rossi e Marquez si ritrovarono spalla a spalla all’ultima esse, lo spagnolo entra deciso sul Dottore, obbligandolo a rialzare la moto e a tagliare la curva, finendo così per vincere. Velenoso il commento dello spagnolo («da Rossi ne ho imparata un’altra») che divenne presto un monito rivolto all’ex idolo (che fina avrà fatto il poster appeso in casa?).












