Il titolo "più importante" quello della sua rinascita sportiva. Marc Marquez a Motegi conquista il nono Mondiale (il settimo nella classe regina), una vittoria, quella conquistata in sella alla Ducati ufficiale che suggella la sua definitiva ripresa dopo il brutto infortunio che ne ha rallentato il ritorno agli alti livelli raggiunti ai tempi delle indimenticabili sfide con Valentino Rossi del quale ha eguagliato i titoli vinti. Quello di Marquez è stato un mondiale dominato fin dal via grazie anche al suo feeling con la moto di Borgo Panigale.

"Questo sarà il titolo della svolta - ha sottolineato qualche giorno fa Marc Marquez - la chiusura del periodo più difficile della mia carriera. Le ultime stagioni sono state molto complicate, ho perso due o tre anni di carriera perché ero a casa. Questa è la mia seconda vita in MotoGP".

Lo spagnolo è tornato dopo anni a essere il pilota più forte della MotoGp: a inizio stagione Márquez era dato per favorito e in molti vedevano in Francesco Bagnaia, suo compagno di squadra in Ducati, il suo principale rivale. Ma in pista si è visto ben altro e Marquez è tornato a essere pressoché imbattibile in MotoGP: perché guida la migliore moto del campionato, ma anche perché è l'unico capace di farla rendere al massimo, anche se con uno stile un po' diverso rispetto a quello con cui guidava la Honda. Fino a qualche anno fa il campione iberico era un pilota molto aggressivo e impulsivo, in grado di realizzare sorpassi spettacolari ma anche molto rischiosi. Il modo un po' spericolato con cui affrontava le curve e i contatti in pista era ammirato da piloti e appassionati, ma allo stesso tempo criticato da molti avversari. Tra questi, il più grande critico di Márquez fu (ed è ancora) Valentino Rossi. Da quando è arrivato in Ducati,