È in corso in tutto il paese il triste esperimento della riforma dell’accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina Veterinaria. La riforma è un pasticcio giuridico varato in tutta fretta e con scarsa competenza, per pure ragioni demagogiche, e sortisce l’effetto di scontentare non solo i docenti ma anche gli studenti che dovevano essere i destinatari del “favore”.
I difetti della riforma sono troppi e troppo grandi per essere discussi in un solo post; mi limiterò pertanto ad analizzarne uno solo: l’uso dell’esame di profitto come prova concorsuale. La riforma prevede un semestre (di due mesi e mezzo) al quale tutti gli studenti che lo desiderano possono iscriversi per seguire tre corsi erogati su programmi definiti dal Ministero, al termine dei quali sono previsti tre esami scritti a quiz o “a completamento” (completare una frase con una parola mancante) preparati dal Ministero (quindi non dai docenti che erogano i corsi) e uguali su tutto il territorio nazionale. La graduatoria per l’ammissione al proseguimento degli studi si basa sui voti di questi tre esami.
Ignorando per ora il problema della qualità dei corsi erogati da un solo docente a molte centinaia di studenti (io ne ho oltre 1.700), parte in aula e parte a casa propria in collegamento telematico, e concentrandoci soltanto sulla modalità di selezione, perché la riforma non abolisce il numero chiuso, osserviamo che l’uso degli esami come prove concorsuali crea una figura di studente nuova, mai esistita nel passato: il “promosso non ammesso”. Il “promosso non ammesso” è lo studente che ha superato i tre esami con voti anche buoni, ma che non può proseguire gli studi intrapresi perché è superato in graduatoria da studenti con voti più alti.






