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Un tribunale federale della Virginia ha accusato l’ex direttore dell’FBI James Comey di falsa testimonianza e intralcio ai lavori del Congresso. Se ritenuto colpevole rischia fino a cinque anni di carcere. Comey guidò le indagini sui tentativi della Russia di influenzare le elezioni presidenziali del 2016 a favore di Trump: la sua incriminazione è stata interpretata come una risposta alle pressioni del presidente per indagare quelli che considera suoi nemici, e come un’ulteriore erosione dell’indipendenza del dipartimento della Giustizia.

Comey rimase a capo dell’FBI (l’agenzia investigativa di polizia federale) dal 2013 al 2017, quando fu licenziato in modo inaspettato e parecchio inusuale proprio da Trump. È accusato di aver mentito alla commissione Giustizia del Senato durante una testimonianza nel settembre del 2020 sulle indagini sui rapporti fra il comitato elettorale di Trump e la Russia. In quell’occasione Comey disse di non aver autorizzato la diffusione di informazioni segrete sull’indagine, mentre il suo vice Andrew McCabe testimoniò il contrario dicendo di essere stato autorizzato a parlare in forma anonima con giornalisti del Wall Street Journal dei contenuti della discussa inchiesta dell’FBI sulle email di Hillary Clinton, candidata dei Democratici alle elezioni del 2016.