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Dopo anni di polemiche, inchieste politicamente motivate e attacchi contro l’allora presidente in carica, James Comey dovrà rispondere delle sue azioni davanti a un tribunale federale. L’ex direttore dell’Fbi è stato formalmente incriminato da un gran giurì federale della Virginia, con l’accusa di aver mentito sotto giuramento al Congresso e di aver ostacolato un’indagine parlamentare.
La decisione arriva grazie all’azione della nuova procuratrice del distretto, Lindsay Halligan, da pochi giorni alla guida dell’ufficio e nota per il suo rigore nel rispetto della legge. Una mossa che riporta il principio di responsabilità al centro della macchina federale.
James Comey non è un nome qualunque. È stato al centro di alcuni dei momenti più bui e divisivi della storia recente americana: dall’inchiesta sul server email privato di Hillary Clinton, gestita con discutibile discrezione, fino al ruolo chiave nel cosiddetto “Russiagate”, un’indagine che ha spaccato il Paese e che il presidente Donald Trump ha sempre definito una “caccia alle streghe”.
Nel 2017, Trump lo aveva licenziato dalla guida dell’Fbi, scelta poi rivendicata come necessaria per ripristinare trasparenza e correttezza istituzionale. Ora, otto anni dopo, le conseguenze delle sue azioni sembra stiano emergendo in sede giudiziaria.












