Caro Direttore, sono un ex carabiniere. Ho prestato servizio negli anni più duri della mala del Brenta, tra Padova e la provincia di Treviso. In quel periodo, ogni giorno era una lotta contro il terrore seminato da Felice Maniero e dai suoi complici. Abbiamo rischiato la vita, difeso cittadini, affrontato rapine e violenze con la convinzione che l'onestà fosse la strada giusta. Oggi, con profonda amarezza, vedo che chi ha devastato il nostro territorio viene celebrato.

Manca, condannato per reati gravi, fa il cicerone a Venezia, proprio dove ha commesso crimini. Maniero si permette di ironizzare sui nuovi delinquenti, dicendo che "non sanno più fare rapine" e che "ce ne sarebbero molte da fare". E tutto questo viene raccontato, pubblicato, quasi normalizzato. Mi chiedo: è questo il messaggio che vogliamo dare? Che il crimine paga? Che chi ha terrorizzato intere comunità può oggi fare da narratore, da guida, da esperto?

Io, che ho servito lo Stato con onore, mi sento tradito. Mi rendo conto che l'onestà non paga. Mi rendo conto che forse ho sbagliato tutto. E non lo dico con leggerezza: lo dico con rabbia, con delusione, con la dignità di chi ha combattuto per proteggere gli altri.

Le chiedo di riflettere su cosa significa dare spazio a queste figure. Chiedo che si dia voce anche a chi ha difeso il territorio, a chi ha pagato un prezzo alto per servire la legge. Perché se oggi i carnefici diventano protagonisti, allora la memoria è stata tradita .Questa non è giustizia. Questa è una farsa. E se oggi i criminali vengono celebrati, mentre chi ha combattuto viene dimenticato, allora sì: ho sbagliato tutto.