Angelo Jannone è un ex colonnello dell’Arma. Quando era un giovanissimo capitano ha comandato la compagnia di Corleone, avviando con Giovanni Falcone le indagini che hanno permesso di svelare il patrimonio personale di Totò Riina e segnare i primi passi che avrebbero poi portato alla sua cattura.

«Ho avuto tre conflitti a fuoco in servizio. L’ultimo con due feriti, uno grave. Ho sparato ad uno dei rapinatori. Aveva vent’anni e da allora vive in sedia a rotelle.

Comandavo il Nucleo Investigativo della provincia di Venezia a Mestre. A quei tempi il Pubblico Ministero del caso era Felice Casson. Sì, quello delle inchieste su Gladio, l’eversione nell’estrema destra, i servizi segreti deviati, la tangentopoli veneta».

Un osso duro, colonnello. Per di più con delle idee politiche nette, visto che poi si candidò sindaco a Venezia sostenuto dal centrosinistra e divenne senatore del Pd prima e di Articolo 1 poi...

«Non era tenero sicuramente. Eppure non ha mai pensato di indagare né me né i carabinieri che erano con me. E non per un trattamento di favore. Parliamo di vent’anni fa. A quei tempi a nessun pm sarebbe passato neppure per l’anticamera del cervello di aprire un’inchiesta su un agente che aveva risposto al fuoco».