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Giulio Sensi

Il nostro Paese è propenso alla generosità: cresce il civismo, soprattutto a sostegno di cause mirate. Il non profit però fatica ad allargare il bacino. Campagne innovative e più trasparenza

I risparmi degli italiani crescono, anche se cresce molto meno il loro valore vista l’inflazione e il lievitare costante dei prezzi. Nonostante questo, la voglia di donare per le buone cause non si indebolisce, aumenta a poco a poco. Gli italiani mettono mano al portafogli soprattutto quando il Paese affronta emergenze come le alluvioni che spingono tante persone a fare la loro parte per aiutare chi ha bisogno. Dieci anni fa il Parlamento sancì la nascita del Giorno del Dono il 4 ottobre, lo stesso giorno in cui si festeggia San Francesco. Ogni anno l’Istituto Italiano della Donazione (IID), con il sostegno di Bper Banca, realizza e diffonde gratuitamente il Rapporto «Noi doniamo» che misura con dati statistici esistenti la propensione al dono degli italiani; una delle tendenze indagate riguarda la donazione economica.

E nomina una città, o un territorio, Capitale del Dono. Il titolo per il 2025 è stato conquistato in Campania dall’Irpinia Sannio. «In questi anni - racconta Ivan Nissoli, presidente dell’Iid - è cresciuta la cultura del dono. I dati ci dicono che siamo ancora dentro l’onda lunga di recupero dopo la pandemia che l’aveva affievolita, anche se siamo ancora sotto i livelli registrati prima del Covid. Stiamo però recuperando la cultura e la predisposizione da parte delle persone a donare sia a livello informale sia alle organizzazioni non profit». L’Iid indaga ogni anno lo stato delle raccolte fondi fra un campione di organizzazioni. Anche per il 2024 le donazioni da parte degli individui si confermano le forme di aiuto più diffuse per il 63% delle realtà interpellate, seguite dal 5 per mille (36%) e solo in piccola parte, l’1%, dai lasciti testamentari, l’eredità che chi, prima di andarsene, destina a cause solidali.