Nel 2015 si stabilivano gli obiettivi dell’Accordo di Parigi: contenere l'aumento della temperatura media globale entro 1,5 gradi. Dieci anni dopo, 2025: non siamo nemmeno vicini, anzi. I governi puntano a produrre nel 2030 un volume di combustibili fossili almeno due volte più grande – il 120 per cento in più – rispetto a quello che sarebbe compatibile con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 gradi e il 77 per cento in più rispetto a quello che sarebbe compatibile con i 2 gradi. Lo rileva il Production gap report 2025 che dal 2019 monitora il divario tra la produzione di combustibili fossili pianificata dai governi e i livelli di produzione globale compatibili con la limitazione del riscaldamento globale. I dati non sono incoraggianti. Lo studio è condotto dallo Stockholm Environment Institute (Sei), da Climate Analytics e dall'International Institute for Sustainable Development (Iisd). Il riscaldamento climatico, accellerato dall’affidamento alle fonti fossibili più che una «truffa» è una sentenza di morte: per due morti su tre in Europa il caldo è stato fatale quest’estate, Italia la peggiore.
I Paesi coinvolti ll Production Gap Report 2025 fornisce nuove analisi per 20 grandi Paesi produttori di combustibili fossili, responsabili di circa l'80 per cento della produzione globale: Australia, Brasile, Canada, Cina, Colombia, Germania, India, Indonesia, Kazakistan, Kuwait, Messico, Nigeria, Norvegia, Qatar, Federazione Russa, Arabia Saudita, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. «Nel 2023, i governi hanno formalmente riconosciuto la necessità di abbandonare i combustibili fossili per mitigare i cambiamenti climatici, un obbligo che la Corte internazionale di giustizia ha ora chiaramente sottolineato - afferma Derik Broekhoff, autore principale del rapporto e direttore del programma sulle politiche climatiche del Centro statunitense del Se - Ma, come chiarisce il nostro rapporto, molti Paesi si sono impegnati in una transizione verso l'energia pulita, mentre molti altri sembrano essere fermi al manuale della dipendenza dai combustibili fossili, pianificando una produzione ancora maggiore rispetto a quella di due anni fa».







