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La Corte dei conti ha chiesto una serie di chiarimenti al governo sul progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, approvato all’inizio di agosto. Nelle sei pagine di osservazioni inviate alla presidenza del Consiglio, i magistrati contabili hanno espresso dubbi sulle procedure seguite finora dal governo, in particolare sulle deroghe ai vincoli di protezione ambientale e sull’aumento delle spese per la costruzione del ponte e delle opere collegate, come strade e ferrovie. Il parere della Corte dei conti è decisivo e indispensabile per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la conseguente apertura dei primi cantieri.

La Corte dei conti ha chiesto al governo di spiegare in modo più approfondito la compatibilità del progetto con le numerose prescrizioni fatte sulla Valutazione d’Incidenza Ambientale (VIncA) dalla commissione tecnica del ministero dell’Ambiente che a novembre dello scorso anno aveva approvato il progetto. Le prescrizioni erano in sostanza condizioni per rimediare all’impatto ambientale negativo che il ponte avrebbe avuto su alcune zone, e per aggirarle il 9 aprile di quest’anno il Consiglio dei ministri aveva approvato la cosiddetta relazione IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest) dichiarando il ponte un’infrastruttura di interesse militare. La procedura seguita dal governo era stata contestata da associazioni ambientaliste e comitati, che avevano presentato ricorsi all’Unione Europea. La Corte dei conti ha appunto chiesto «aggiornamenti in merito all’interlocuzione che sembra avviata, sul punto, con la Commissione Europea».