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Dopo aver criticato la Corte dei conti, che a ottobre non aveva approvato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, il governo ha deciso di non forzare le procedure: dopo annunci, polemiche, discussioni e soprattutto intoppi si ricomincerà quasi da capo, tornando indietro a otto mesi fa, con più consapevolezza sugli errori e le leggerezze commesse. Non è la prima volta che succede.
Il piano per risolvere i problemi accumulati da aprile a oggi è stato raccontato martedì da Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, a cui il governo ha affidato la gestione del progetto. Parlando a Diac, un sito specializzato nel settore delle infrastrutture, Ciucci ha detto due cose importanti: la prima è che la delibera del Cipess deve essere riscritta e la seconda è che i ministeri dei Trasporti e dell’Economia si confronteranno con la Commissione Europea per evitare nuovi guai.
Se tutto fosse andato bene fin da subito, nel modo più lineare possibile, la procedura sarebbe stata la seguente: presentazione del progetto definitivo; approvazione della valutazione di impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica; approvazione del Cipess (cioè il comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile); approvazione della Ragioneria dello Stato, poi della Corte dei conti e infine pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. I cantieri di qualsiasi grande opera pubblica possono essere avviati solo dopo la pubblicazione della delibera del Cipess sulla Gazzetta Ufficiale, per questo è un documento così importante.







