Certo, una guerra è in sé una atrocità che si pensava rimossa per sempre dalle eventualità della vita e per questo ancora più inaccettabile. Ma resta una guerra
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Come se non bastassero i problemi già sul tappeto il governo è costretto a spendere tempo, soldi ed energie per proteggere i pro Hamas che con la loro flotilla stanno veleggiando verso Gaza in cerca di visibilità e gloria. Ovvio che Israele li aspetti non a braccia aperte e che stia provando a dissuaderli con mezzi non consoni ai trattati internazionali e al comune buon senso. Entrare volontariamente in una zona di guerra è una stupida, inutile e pericolosa provocazione. Certo, una guerra è in sé una atrocità che si pensava rimossa per sempre dalle eventualità della vita e per questo ancora più inaccettabile. Ma resta una guerra, e in guerra, qualsiasi guerra, ahimè lo insegna la storia non valgono né il codice civile né quello penale, non gli accordi internazionali, i trattati stilati in tempo di pace per cercare di limitarne gli effetti nefasti valgono fino a un certo punto, spesso non valgono nulla.Brutto da dire, ma la guerra è guerra, è quella che i nostri nonni hanno vissuto, è quello che vediamo tutti i giorni in Ucraina e a Gaza solo per rimanere agli scenari a noi più vicini. La guerra non è cosa per gite di boy scout, da assemblea scolastica, da poeti e sognatori. La guerra è morte, è distruzione di tutto ciò che si frappone tra te e la vittoria, l'annientamento del nemico con ogni mezzo. Infilarsi volontariamente in una guerra non è eroismo, anche per la dottrina cattolica il martirio cercato e provocato non porta alla santità bensì al peccato grave.









