“Perché stiamo ancora insegnando alle donne come sopravvivere ad ambienti di lavoro tossici invece di pretendere che questi ambienti cambino?”. La domanda è di Roberta Zantedeschi, consulente HR e business coach umanistica, che risponde alla lettera di Susanna.Susanna racconta le dinamiche tossiche che si è ritrovata a vivere sul luogo di lavoro, con gravi ripercussioni anche sulla salute fisica. Susanna comincia raccontandoci degli anni Ottanta e di una lunga carriera, ma la situazione non è poi così avanzata, nel 2025. Secondo il report Salary Guide 2025 di Hays Italia, solo il 30-35% delle aziende offre iniziative dedicate al benessere mentale e all’inclusione, e il 63% dei dipendenti giudica insufficienti le attività proposte. Le storie che riceviamo ogni settimana lo confermano: investire nel benessere delle lavoratrici e dei lavoratori non è più una scelta virtuosa di poche aziende, ma una necessità primaria da estendere su scala nazionale.Se desiderate raccontare la vostra storia, potete scrivere a donnelavoro@repubblica.it e la redazione la valuterà.“Buongiorno, sono Susanna, ho 63 anni e ho lavorato per 40 anni in grandi organizzazioni. All'inizio, parliamo del 1984, ho dovuto subire dal "capo" vari dispetti (mi nascondeva il lavoro così che il giorno dopo dovessi ricominciare daccapo) e avances di vario tipo. Mi obbligava a rimanere, al termine del mio orario di lavoro, per servire il caffè ai suoi ospiti. Dopo due anni di sopportazione ho iniziato ad avere i primi sintomi di anoressia e, per fortuna, sono intervenuti i miei genitori e ho potuto cambiare lavoro. Alla fine della mia carriera, invece, ho dovuto subire un mobbing molto particolare: un capo più giovane, dedito più alla tecnologia che al valore delle risorse umane, e colleghe che si sono perfettamente allineate al nuovo stile di vita, mentre io ne sono rimasta fuori. Risultato? Ignorata e lasciata senza fare nulla, o quasi, solo lavori marginali e poco soddisfacenti. Praticamente messa all'angolo. Dopo due anni mi sono fatta licenziare (con una buona uscita ridicola, ma che all’epoca mi sembrava una conquista) e adesso svolgo il lavoro della mia vita, come libera professionista. Per la pensione ci vuole ancora un po' di tempo... grazie a loro. Purtroppo, non ho cambiato il mondo andandomene, né lo avrei cambiato se avessi denunciato episodi impalpabili, perché la violenza psicologica non sempre si può dimostrare. E anche questa fa male. Parecchio. Saluti e grazie
Susanna e le altre: perché si chiede loro di sopravvivere in un ambiente tossico, anziché cambiarlo?
Le storie che riceviamo ogni settimana lo confermano: investire nel benessere delle lavoratrici e dei lavoratori non è più una scelta virtuosa di poche aziende…






