PADOVA Il reato è pesante: violenza sessuale ai danni di un’amica di appena 19 anni. Ieri, nel primo pomeriggio, un trapper con un discreto seguito tra i giovani (non scriviamo il suo nome per evitare di rendere identificabile la vittima) è stato condannato dal Tribunale collegiale presieduto da Vincenzo Santoro a 5 anni di reclusione, a risarcire la ragazza con 20 mila euro ed è stato inibito dai pubblici uffici per cinque anni. Il pubblico ministero Andrea Zito, titolare delle indagini, aveva chiesto per lui una condanna a sei anni.

I fatti Succede tutto nell’autunno 2020, in piena pandemia da Covid. La ragazza e il trapper - poco più grande di lei - si conoscono da tempo e hanno alcune amicizie in comune. Lui le parla della sua attività musicale, lei racconta delle prossime canzoni in uscita e le propone di girare assieme a lui un video musicale che verrà poi diffuso sui canali social. Lei accetta e i due si accordano in fretta. Una sera di ottobre il trapper e un altro amico musicista passano a prendere la ragazza e un’amica. Le due giovani salgono a bordo di un Suv e vengono accompagnate in un palazzo dell’Arcella. La diciannovenne entra nell’appartamento ignara di quello che le accadrà da lì in avanti. L’altra amica e l’altro musicista spariscono, lasciando soli in casa il trapper e la sua presunta vittima. È questo il contesto che porta, attorno all’una di notte, allo stupro dalla ragazza. La giovane racconterà di essere stata stordita con una sostanza stupefacente che ha resa sostanzialmente inerme, impossibilitata a reagire. Solo il mattino dopo la ragazza è riuscita a realizzare cos’è accaduto. Si è rivolta alla polizia e si è fatta visitare dai medici del pronto soccorso. Molto difficile, per la giovane oggi ventiquattrenne, dimenticare quella notte. Quando è stata sentita dal pubblico ministero, come è stato anche ricordato ieri in aula durante la requisitoria, la giovane ricordando quel momento è scoppiata a piangere. Del fatto è stato interessato anche il Centro antiviolenza. Nel 2022 il trapper, ieri presente in aula a fianco del suo legale Andrea Bergo, è stato rinviato a giudizio. L’avvocato, nella sua arringa, ha sostenuto che non c’è stata alcuna violenza ritenendo che la giovane fosse consenziente. Tuttavia, durante il dibattimento, una ragazza amica dell’allora 19enne ha raccontato di essere stata anche lei vittima delle molestie sessuali del trapper. Non solo, l’artista alla giovane, trascorsa la notte, le ha spedito un Whatsapp di scuse “Scusa sono io che non ho capito”. La parte civile L’avvocata Michela Nuvoletto, dopo la lettura della sentenza ha dichiarato: «La sentenza è una sentenza severa, ma quando inizia la violenza? Inizia con il "non voglio" oppure inizia quando viene violata la fiducia dell'amicizia, quando la vittima viene ingannata. Che colpe ha una ragazza che aveva un sogno, realizzare un video musicale. Voglio che questa ragazza abbia il diritto di riscrivere la propria vita con parole all'altezza dei suoi sogni». La difesa Il trapper, in passato, aveva già consumato un rapporto sessuale con la vittima e in quella occasione la ragazza era consenziente. Ieri, in aula, il musicista ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni davanti alla corte. «Lei non ha detto di no al rapporto nè verbalmente e nè fisicamente. Tre giorni dopo mi è arrivata la denuncia. Il suo ex fidanzato mi è venuto a cercare anche sul luogo di lavoro e mi ha spinto. Da allora vivo in uno stato perenne di ansia e ho paura ad approcciare con altre ragazze. Pure lei è venuta all’esterno del bar dove lavoro e si è messa a braccia incrociate a guardarmi».