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Ultimo aggiornamento: 8:58 del 24 Settembre

Confesso l’invidia per la solidarietà che i palestinesi hanno ricevuto da parte della nostra società civile. Un grande abbraccio che un milione di morti in Siria, durante tutto l’arco della guerra civile, non si sono evidentemente meritato. Fra quei morti anche Mustafa, mio cugino, il cui corpo non abbiamo mai ritrovato e che la figlia, di ormai dieci anni, ancora aspetta.

Paolo Ferrero, ex segretario di Rifondazione Comunista, da queste pagine scriveva che quella a cui abbiamo assistito ieri nelle strade delle città italiane “è in primo luogo una rivolta morale, frutto dell’insopportabilità della situazione di Gaza, dove un popolo viene da due anni sottoposto a pratiche di sterminio, tortura, privazioni simili a quelle che i nazisti praticavano contro gli ebrei nei campi di concentramento”. La domanda da fare a Ferrero, ma anche a chi la pensa come lui, è: “Ma la morale si risveglia solo quando non sono leader arabi ad uccidere?”.

Perché la questione è ben più complessa di un semplice risveglio della morale. La vicenda palestinese, a differenza di ogni altro scenario arabo, gode di un posto fondante in quella che è l’ideologia di sinistra e il suo sguardo sul Medioriente. Per essere di sinistra devi abbracciare la causa palestinese, ma puoi supportare i regimi autoritari che, magari, strizzano l’occhio fingendosi comunisti. E’ stato il caso di al Assad, cullato dalle sinistre italiane che oggi hanno trovato, a scoppio ritardato, la morale “frutto dell’insopportabilità della situazione”.