"Le cose che conquisti con un po' di attesa e di fatica hanno un gusto diverso.
L'ho amato tantissimo, quel canotto, che è durato una vita ed era pieno di toppe per chiudere i buchi. L'ho amato perché avevo la sensazione di essermelo guadagnato davvero". È una scoperta, quella del 'premio' sudato e meritato, che Mario Calabresi nel suo ultimo libro 'Alzarsi all'alba' (Mondadori) racconta di aver fatto a 11 anni dopo aver accettato su richiesta del nonno di 'lavorare' nel suo ufficio per ricevere il regalo di quinta elementare.
"Poi, negli anni, ho visto la fatica passare di moda", sottolinea ancora il giornalista e scrittore nel volume che racconta le storie di chi ha costruito la propria vita un passo dopo l'altro, spesso affrontando difficoltà all'apparenza insormontabili. "L'idea del libro è nata dall'ascoltare sempre di più discorsi da cui la fatica sembra scomparsa - racconta Calabresi conversando con l'ANSA - come se si fosse costruita l'illusione di essere entrati nell'era della comodità: abbiamo la possibilità di ricevere tutto a casa, dalla spesa ai film, di non fare una ricerca su un dato argomento tanto l'intelligenza artificiale la fa per noi. La verità è che la fatica continua ad esistere, c'è una quantità di gente che continua a fare fatica tutti i giorni nel lavoro, nella cura delle persone malate, dei figli, e spesso si sente anche incompresa. Ho pensato che mi interessava riprendere questo tema, che è fuori moda, e rileggere la fatica come motore per conquistare le cose; del resto che tu sia un contadino che deve alzarsi presto e andare nei campi o un giornalista che deve scrivere un articolo, pensare di arrivare a dei risultati non facendo fatica è un'illusione".








