C'è una letteratura sportiva che nasce non dall’apice, ma dalla frattura. Da quel preciso momento in cui il successo si incrina, il corpo cede e la storia si spezza. Cosa accade quando i riflettori si spengono e tace anche la folla sugli spalti? In questa traiettoria si collocano con forza Grazia e Rosso Volante, due libri che rimettono al centro lo sport come esperienza morale e storica, ancor prima ancora che agonistica. Biografie d’autore in cui la caduta diventa una chiave per leggere anche il Novecento italiano.
Con Grazia (Solferino, pp.320 €20,50 dal 23 gennaio), la giornalista Federica Seneghini, racconta la storia della talentuosa atleta Grazia Barcellona. La prima pattinatrice azzurra alle Olimpiadi invernali, cresce nella Milano del Ventennio, in un Paese che chiede corpi docili e allineati, funzionali alla propaganda. Il ghiaccio del Palazzo di via Piranesi viene narrato come uno spazio ambiguo: promessa di libertà e insieme luogo di controllo. Seneghini racconta gli allenamenti severi, la disciplina, la divisa impeccabile ovvero uno sport che confina con l’immagine stessa dello stato. Poi la guerra interrompe tutto.
Le bombe distruggono il Palazzo del ghiaccio, la carriera si ferma, il corpo si indebolisce e Milano viene sfregiata. La vera forza del romanzo non sta nell’ascesa, ma nella sospensione: negli anni in cui Grazia non gareggia, perde fiducia e fatica a riconoscersi come sfollata.








