“Una riflessione su un mondo, quello dello sport, che funziona nonostante una quotidiana corsa a ostacoli. E che si regge sulle spalle di famiglie e volontari”
Federica Pellegrini alla Sciorba
Forse solo una sindaca come Silvia Salis, che è stata un’atleta ad altissimi livelli, poteva aprire finalmente a una riflessione su un mondo, quello dello sport, che funziona nonostante una quotidiana corsa a ostacoli. E che si regge sulle spalle di famiglie e volontari. La sindaca ieri mattina era arrivata alla piscina della Sciorba dove da venerdì andava in scena il trofeo Nico Sapio, una manifestazione di nuoto che negli anni ha visto esibirsi super campioni del calibro di Domenico Fioravanti e Federica Pellegrini, per fare solo due esempi. Senza dimenticare l’indotto generato dai mille e più partecipanti provenienti da tutta Italia (e non solo) e la diretta tv su Rai Sport. Il calendario delle gare di livello, ormai, parte ogni stagione da qui: dal Nico Sapio di Genova. Eppure, nessun sindaco prima d’ora si era mai presentato quantomeno per un selfie ricordo.
C’è voluta una prima cittadina che lo sport l’ha masticato davvero con due partecipazioni alle Olimpiadi, per rendere finalmente merito alla macchina organizzativa della Genova Nuoto my Sport, alla Fin Liguria, a cronometristi, volontari, allenatori, giovani sportivi e poi a loro: alle mamme e ai papà. Davanti alle gradinate Salis ha detto che “senza genitori il sistema sportivo italiano non reggerebbe”. Quanto è vero. E quanto è assurdo. Un talento oggi rischia di rimanere una speranza inespressa se non ha madri e padri e nonni pronti a portarlo (e dare da mangiare di corsa, in auto, fra la fine della scuola e l’inizio dell’allenamento); se la famiglia non ha possibilità economiche; se gli impianti sono lontani, troppo lontani da casa; se a scuola qualcuno ancora storce il naso, fra i prof, perché gli allenamenti tolgono tempo allo studio. Si potrebbe andare avanti per ore. Le società sono schiacciate da costi crescenti e fanno quel che possono anche grazie all’impegno dei volontari. Eppure, fra allenamenti, partite, gare i ragazzi smettono di guardare compulsivamente il telefono, magari mangiano meno schifezze, imparano a organizzare il proprio tempo, si pongono degli obiettivi, capiscono che con l’impegno l’asticella del proprio limite può essere spostata più in là. Crescono. Non basterebbero queste cose, senza pensare ai campioni che potrebbero emergere (come no), per avere più attenzione dalla politica? Un segnale, ieri, Salis l’ha dato.







