Il perdono dopo il caso doping
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Le Azzurre della Nazionale di calcio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Baldelli a fatica. La fatica. Nessuno ci pensa alla fatica”. Iniziava così un mio romanzo basato sulla vita di Alfonsina Strada, prima e unica donna ciclista ad aver preso parte al Giro d’Italia maschile, nel 1924. Noi donne lo sappiamo, ogni cosa ci costa una fatica doppia. La più semplice, per compiere un lavoro; la più dura, per creare le condizioni per averlo, quel lavoro. E giustificarci per ogni parola, azione, risultato raggiunto. Spiegare perché siamo lì e come ci siamo arrivate. Una fatica. Lo ha riconosciuto anche il Presidente Mattarella ieri mattina, durante l’incontro al Quirinale con le calciatrici della Nazionale Femminile Italiana reduci dalla semifinale degli Europei in Svizzera: "Dalla preistoria per le donne è sempre stato tutto più faticoso". È così, Presidente. Grazie per averlo detto con tanta semplicità e chiarezza. In ambito calcistico, per esempio, stiamo faticando per avere un pieno riconoscimento del professionismo, in parte avviato nella stagione 2022/23 e limitatamente alla serie A, che ha introdotto tutele per le calciatrici, stipendi minimi garantiti (allineati a quelli della Serie C maschile), contributi previdenziali, maternità. Uscendo dal settore sportivo le cose non vanno meglio, considerando il gap di occupazione e retribuzione. Eppure, come ricordava l’ex capitana delle azzurre, Sara Gama, basterebbe applicare l’Articolo 3 della nostra Costituzione. Se per ottenere ciò che ci spetterebbe di diritto dovremo fare una fatica doppia, pazienza, la faremo. Siamo abituate. Si può fare, anche prendendo a calci un pallone.







