TOKYO - Al termine delle sue fatiche mondiali, la fachira della Val di Non è legittimamente stanca. Nadia Battocletti sogna la vasca del ghiaccio dove annegare il mal di gambe, una vacanza appena tornata in Italia e una tazzina di tiramisù fatto alla sua maniera: «Né savoiardi né pavesini — spiega appassionata, con la dovizia di particolari che di solito riserva alla descrizione della tattica di gara —. Prendi un cookie, ci butti su le gocce di cioccolato e un sacco di crema, il vero segreto. Viene dolcissimo, ma buono».
Nadia Battocletti: «Mi alleno ascoltando Enzo Bosso, da piccola avevo la stanza piena di bambole. Il mio ragazzo? L'ho visto pochissimo»
Nadia bronzo nei 5 mila dopo l'argento nei 10 mila. E l'Italia arriva a quota sette, è record: «Venerdì, alla vigilia dell’ultima gara, ho fatto due clic. Mi sono chiesta: perché non fare qualcosa di diverso? Perché non provare a stare davanti a Kipyegon e Chebet?»













