La hall dell’albergo si popola di valigie, le giocatrici dell’Italia stanno svuotando le loro stanze. C’è un aereo che le aspetta, destinazione Roma. Cecilia Salvai sta raccogliendo le ultime cose. Sul comodino c’è una maglia azzurra che si è portata da casa, è quella dell’Europeo del 2013, una sorta di portafortuna. Mentre la ripiega con cura, ripensa a qualche ora prima, agli assalti dell’Inghilterra. Ha provato in tutti i modi a respingerli e a regalarsi la finale di Basilea, ultimo capitolo di una favola bellissima. Non ce l’ha fatta e ha pianto, ma sotto gli occhi umidi è spuntato presto un sorriso: «Merito dei miei nipotini, Martino a Caterina. Sono riusciti a venire allo stadio, era la prima volta che mi tifavano con la maglia della Nazionale. Sono ancora piccoli ma sono stati bravissimi a sopportare il viaggio in auto da Pinerolo a Ginevra. Vederli è stato emozionante, ma era come se fossero già scesi in campo con me».
Cecilia Salvai: «Italia, un Europeo da sognatrici. Giochiamo per chi verrà dopo. Io una donna fortunata»
La leader della difesa azzurra — a 4 anni le fu diagnosticato il linfoma di Hodgkin, in carriera due brutti infortuni al ginocchio — si racconta dopo l'eliminazione: «Alle bambine che sognano di essere noi dico di puntare sempre in alto»







