ATENE – Fortuna e fatica. Dio toglie, Dio dà. «Leggete la Bibbia». Strilla di gioia Stefano Baldini. Bello, biondo, primo. Pragmatico e coraggioso. Dalla via Emilia ad Atene. Tutta di corsa. In salita. Stefano Baldini vince la maratona e chiude le olimpiadi con un oro che non vedevamo da sedici anni. Guarda il cielo, alza il dito, chiude gli occhi. E continua a correre, in questo vecchio stadio dal respiro antico. Non ne vuole sapere di fermarsi.

Non adesso che ha finalmente vinto la maratona. Un ragazzo bianco che si allena nella Bassa Padana, tra campi di barbabietole e di soia. Nebbia d' inverno e afa d' estate. Un figlio della provincia, di Castelnuovo di Sotto, a raccontare non il vecchio film "Novecento", ma come si corre nella modernità. A schiena dritta, guardando il cielo, sotto una luna che con la sua faccia piena non vuole perdersi lo spettacolo. C'era riuscito Gelindo Bordin, a Seul nell'88, con il volto affaticato e smagrito del Cristo in croce, con un' impresa da battaglia. E si era chinato dopo il traguardo a baciare la terra. «Gli ultimi chilometri sono stati una guerra, sono troppo stanco per essere felice». C'è riuscito Baldini, 33 anni, in 2 h 10' ' 55, dividendo con Bordin lo stesso tecnico, Luciano Gigliotti.