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23 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:45 del 23 Settembre
Soldi incassati in nero da assessori e consiglieri comunali quando era sindaco. È finito sotto inchiesta a Siracusa il deputato e vicepresidente della commissione bilancio, il meloniano Luca Cannata, con l’accusa di appropriazione indebita e falsità ideologica. Nel fascicolo alla procura aretusea risultano iscritte anche altre 5 persone, come anticipa il quotidiano La Sicilia. La vicenda ruota attorno ad un flusso di denaro non tracciato – che sarebbe stato intascato da Cannata, già sindaco di Avola (Siracusa) tra il 2012 e il 2022 – da parte dei suoi assessori e consiglieri comunali. Per il deputato si sarebbe trattato di un “normale autofinanziamento, ‘colletta’, raccolta tra gli assessori per auto-mantenimento dell’attività politica”, una “attività volontaria, libera e spontanea effettuata” dai componenti “aderenti al gruppo politico e civico” in cui lui stesso fa parte. Sull’iscrizione del deputato però, la procura siracusana guidata da Sabrina Gambino, fa sapere che “la notizia non è fondata, né verificata.”
Soldi in nero – È certo che gli inquirenti siracusani hanno aperto da mesi un fascicolo per accertare la veridicità dei racconti di tre ex assessori comunali, Paolo Iacono, Antonio Orlando, Luciano Bellomo e dell’ex presidente del consiglio comunale di Avola, Fabio Iacono, raccolte da La Sicilia e Today.it che hanno affermato di aver versato tra il 2017 e il 2022, all’allora sindaco Cannata, ogni mese tra le 200 e le 550 euro. Soldi senza tracciabilità e ricevuta, consegnati nell’ufficio dell’allora prima cittadino, a suoi collaboratori oppure in macchina, con la motivazione che sarebbero serviti per il “gruppo politico”. “Gli davo 300 euro al mese, da aprile 2020 a giugno 2024. Ho chiesto più di una volta a cosa servissero questi soldi, mi è stato detto per la gestione della sede a Siracusa del partito Fdi e per la sede di Avola”, racconta Paolo Iacono. “Lui è stato nel mio libro paga e gli davo 200 euro al mese”, dice Antonio Orlando. “All’epoca mi disse: il contributo è di 550 euro, e io l’ho dato”, aggiunge Fabio Iacono. “Davo 350 euro a lui, perché facevo l’assessore. Diceva che i soldi servivano per il partito. Ma in realtà, io non sapevo questi soldi che fine facevano. Mai una fattura, mai una ricevuta. Loro all’inizio facevano capire che era una cosa volontaria, ma non è mai stato volontario, perché era una cosa obbligatoria che dovevamo fare”, spiega Luciano Bellomo.






