Si apre con la mossa degli imputati che chiedono di ricusare il procuratore di giustizia, la prima udienza del processo di appello sui fondi riservati della Santa Sede utilizzati per l'acquisto di un palazzo di lusso in Sloane avenue, a Londra.

E' stata accolta infatti dalla Corte di appello, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, decano della Rota Romana, l'istanza con cui gli imputati Fabrizio Tirabassi, Raffaele Mincione, Enrico Crasso e il cardinale Angelo Becciu, oggi presenti in aula, hanno chiesto in apertura del dibattimento la ricusazione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, lo stesso che, in ossequio alle leggi vaticane, aveva rappresentato l'accusa già nel primo grado.

La motivazione sta nei suoi presunti rapporti opachi con le due grandi accusatrici di Becciu, l'ex lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e la sodale di mons.

Alberto Perlasca, Genoveffa Ciferri, emerse con la pubblicazione delle chat, (alcune tra lo stesso Diddi e Ciferri), da cui è nato anche il memoriale in seguito al quale l'allora capo dell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato che gestiva i fondi riservati, da imputato si è trasformato in teste.

"Finalmente ho la possibilità di potermi difendere da una serie di illazioni", ha ribattuto subito Diddi davanti ai nuovi giudici, "ringrazio le difese per questa iniziativa. Voglio sfruttare i termini dei tre giorni per esprimere le mie considerazioni in maniera serena, in modo da dissolvere i dubbi che in questi mesi sono stati aperti sulla conduzione delle indagini".