È stato il sogno dei botanici ottocenteschi. Tra studi ed esperimenti, a lungo ci si è interrogati su come, quando e dove coltivare il tè in Italia. Eppure, ogni tentativo è sempre naufragato. Troppo complesso riprodurre i climi asiatici, troppo rischioso immaginare una filiera. Così, per oltre cent’anni, il tè è rimasto un prodotto da importare e legato alle grandi rotte commerciali.
Ma oggi esiste un angolo del Piemonte dove quel sogno ottocentesco non solo si è riacceso, soprattutto ha superato ogni sperimentazione. Accade sulle sponde del lago Maggiore, a Premosello Chiovenda, nel Verbano Cusio Ossola. Qui, grazie alla Compagnia del Lago, sorge la più grande piantagione di tè in Europa. L’azienda nasce nel 1995 dall’esperienza di Paolo Zacchera e di altri soci fondatori, eredi di una tradizione vivaistica avviata negli anni Settanta. «Questo è un territorio di azalee, aceri, camelie — spiega Alessandro Zacchera, che insieme al padre oggi guida l’impresa —. E il tè è una camelia. Ecco perché l’impresa è stata possibile in questo luogo e non altrove».







