La giornata mondiale del tè ha offerto l’occasione per effettuare un percorso alla scoperta di universo profumato e affascinante. A condurci per mano Albino Ferri, produttore e formatore presso l’omonima accademia situata nel mantovano. “Mi sono innamorato del tè partendo da una semplice domanda. Dove nasce? Le risposte, non sono nette. Le sue origini si perdono tra storia e leggenda, in una terra di confine tra sud della Cina, India del nord, Nepal e Birmania, dove cresce spontanea da millenni una pianta chiamata Camellia sinensis. Due leggende raccontano le sue prime apparizioni. L’Imperatore cinese Shennong che scopre il tè per caso mentre fa bollire dell’acqua, e il monaco Bodhidharma che, per non addormentarsi in meditazione, si strappa le palpebre da cui germoglieranno due piante di tè”.
Più documentata è la presenza del tè in Cina già 2300 anni fa, usato in zuppe medicinali per recuperare le energie. Ma è nel Terzo secolo d.C. che il tè comincia ad essere apprezzato anche per il gusto, e non solo per i suoi effetti. Nasce una cultura vera e propria, si perfezionano le tecniche di raccolta e lavorazione, si scrivono trattati – il più celebre è il “Canone del Tè” di Lu Yu – e si sviluppano rituali. Dal cuore della Cina, il tè comincia a viaggiare. In Giappone diventa un rito zen con il matcha, in Tibet una bevanda densa con burro di yak. In Europa arriva grazie a portoghesi e olandesi, ma è l’Inghilterra a trasformarlo in fenomeno sociale, con le sale da tè e il celebre rito del ‘five o’clock’. Per garantirsi una produzione indipendente, gli inglesi avviano piantagioni in India e Sri Lanka, dando il via all’espansione globale del tè.







