Disgusto. La politica sa come usarlo, non da oggi. Se il vocabolo vi sembra troppo forte, potete sostituirlo con risentimento, indignazione, scontentezza, insoddisfazione, frustrazione, desiderio di rivalsa. Sono questi sentimenti che spostano i voti (dove ancora si vota), scatenano le insurrezioni, creano i totalitarismi. Leggete Hannah Arendt: aveva capito tutto.

Il disgusto popolare può essere seminato; oppure raccolto, quando cresce spontaneamente. In ogni caso, è questo il sentimento che, nei periodi di crisi, conduce al potere. Non la riconoscenza, non la solidarietà, non il senso morale. Il disgusto, oggi pompato dai social.

Giorgia Meloni conosce la politica e se ne rende conto. Pensa che gli elettori la confermeranno al potere non per i suoi meriti al governo, ma perché troveranno irritanti gli avversari. L’opposizione di sinistra lo capisce? Certo che lo capisce. Ma il disgusto è un’arma che non sa utilizzare.